Come sarebbe stata Edimburgo se non fosse stata tanto bella?

Buona sera cari lettori!

Inauguriamo quest’oggi la rubrica del “Camper letterario”, una raccolta di opinioni e consigli sui libri. Bello il nome vero? Racchiude le due tematiche di questa sezione: i libri e i viaggi, combiniamo i due bum! Ecco il nostro bel camper, rigorosamente verde!

L’onore di inaugurare la categoria spetta ai romanzi di Alexander McCall Smith, nello specifico alla serie di 44 Scotland Street che, per darvi un’idea di ciò che racconta con poche parole, narra la quotidianità e le bizzarrie dei suoi abitanti.

Inquilini di questo civico sono Bruce, un agente immobiliare narcisista e con un feticismo per il gel per capelli al garofano; la famiglia Pollock, composta da un’ossessiva Kleiniana madre di nome Irene, il suo invisibile marito impiegato dell’ufficio del governo scozzese Stuart e il piccolo Bertie, un genietto in salopette rosa – pardon rosa fragola – che sogna l’emancipazione e di comportarsi come tutti i bimbi della sua età. Al piano superiore vive la saggia ed amabile signora Domenica, un’antropologa che ama le argute conversazioni e la compagnia, elementi che non mancano mai nei suoi incontri con la protagonista dei romanzi: Pat. Pat è un po’ tutte noi, a volte insicura ma desiderosa di cavarsela con le proprie forze, in cerca della propria strada. Ha una cotta per il suo nuovo coinquilino e conserva un segreto circa il suo viaggio in Australia che fatica a rivelarci.

Intorno a questi protagonisti gravitano personaggi secondari, come il fallimentare Matthew, novello gallerista e datore di lavoro di Pat; Angus Lordie, pittore sempre affiancato dal suo amato Cirill, un cane che non disdegna una birra e nemmeno le caviglie da mordere; Big Lou, la proprietaria dell’ex libreria oggi Cumberland Bar, appassionata di Proust e con il cuore in America.

Lo scrittore mescola personaggi fissi, a cui ci affezioniamo per un motivo o per l’altro, e personaggi “meteore” che conosciamo per poi dimenticarcene, comparse.

Sullo sfondo, come se fosse una cornice che esalta la bellezza dell’opera che racchiude dentro di sé, Edimburgo. La capitale scozzese viene descritta in momenti diversi della giornata, anche attraverso i personaggi che la popolano e che incarnano le qualità che la città sa offrire, qualità che essa possiede e che altre, come Glasgow per citare uno dei termini di paragone più comuni, non ha. Princess street, Moray Place, punto d’incontro della popolazione borghese che qui vi abita, i Meadows, Drummon Place, la Waverly station li incontrerete leggendo i romanzi..

L’autore utilizza un linguaggio semplice e scorrevole, diretto, senza tanti giri di parole. Ogni tanto si abbandona a riflessioni più profonde tramite le parole di Domenica e di Angus, come se attraverso questi personaggi più maturi volesse trasmettere  le verità che ha scoperto, avvalendosi delle loro esperienze, del loro buonsenso e del loro senso critico.

Durante la lettura scoprirete la passione di Alexander per l’Italia, numerosi i riferimenti a Siena e alla nostra cucina, e per l’India..che sotto sotto non sia anche lui una rana viaggiatrice? Non ne dubito.

Le vicende evolvono e sbandano con il procedere della narrazione, più lento all’inizio e più movimentato verso il terzo volume della collana. Non troverete colpi di scena eclatanti che ribaltano le vite dei protagonisti ma piuttosto piccolo eventi che mettono del pepe ora a questo ora a quello. Come dimenticarsi dell’auto rubata e misteriosamente ricomparsa con un cambio a 4 marce anziché 5 e il fattaccio del quadro regalato in beneficienza?

Giungendo al nocciolo della questione, perché mi piace questa collana? Perché è semplice, diretta e mi ci rispecchio, a volte in Pat, a volte nei pensieri di Matthew, a volte vorrei avere anche io un’amica come Domenica a consolarmi ed un gentiluomo come Angus con cui colloquiare amabilmente. Leggendo stacco la spina al cervello e mi dedico ai problemi degli attori del romanzo, con curiosità, non lo nego.

Edimburgo è in cima alla lista dei miei luoghi del cuore e quando ci sarò, girovagando per le vie della città e osservando i suoi abitanti, non mancherò di sentirmi anche io un po’ scozzese per aver vissuto nei panni degli abitanti di Scotland Street.

Cioccorana Michela

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